l'essentiel est invisible pour les yeux
...everybody is making love or else expecting rain...



 
giovedì, luglio 28, 2005

dimenticavo.
non scriverò più qui.
ai più intimi comunicherò quanto devono sapere.
per gli altri so che forse, e dico forse, sarà un dispiacere, ma come mi avete trovato una volta magari mi troverete di nuovo.
grazie a chi mi ha tenuto compagnia anche solo mandandomi messaggi, e mail, commenti.
a tutti quelli che hanno ispirato i miei post e a tutti quelli che erano nascosti dietro racconti o immagini della mia fantasia.
tutti voi siete stati parte della mia vita qui dentro e là fuori.
continuerete ad esserlo se vorrete.
vabbeh troppe parole.

martedì, febbraio 26, 2002
3...2...1... via

giovedì, luglio 28, 2005
1...2...3... stop.

scritto da barbuti alle 12:12:00 AM

mercoledì, luglio 27, 2005

pian pianino.
comincia l'estate dei divertimenti pazzi.
delle corse alle conquiste.
delle discoteche e delle feste in spiaggia.
comincia per me un'estate diversa, più libera,
più lunga.
e forse anche più malinconica.
domani parto.
e non so di preciso quando tornerò.
di sicuro quando mi sarò annoiato abbastanza.
come sempre ho fatto una lista di cose da portare dietro,
essenziali e inutili.
sarà essenziale il mio ipod,
il mio quaderno e la mia penna.
la mia macchina fotografica,
i miei adesivi (anche se stanno per finire),
12 colori a matita.
coltellino svizzero da mcgyver.
di roba inutile che si trova nel mio zaino potrei averne a miliardi.
due buste di plastica,
un laccio blu e uno rosso,
un contenitore vuoto per rullini fotografici.
una scatolina di metallo nera.
un dado verde.
un fischietto arrancione.
etc etc.
ma anche quest'anno avrei una lista di cose che vorrei
fare prima di partire,
una lista di vorrei che non è così facile tramutare in realtà.
e che forse non saranno più realtà.
allora li coloro un pò e diventano dei chissà, un pò più dolci.
e allora ciao,
ciao perchè adesso ho fame e vado a mangiare prima di uscire con gli altri, ciao perchè ho caldo, ciao perchè mi bruciano un pò gli occhi e non posso stare molto davanti al monitor.
ciao perchè se resto qui penso troppo.
e ciao perchè non ho la forza di dirtelo di persona.
per tutti quelli che restano lascio un abbraccio e un pensiero,
per tutti quelli che partono sogno la serenità e la curiosità che caratterizza un viaggio.
a tutti quelli che non sanno ancora se restare o partire dico solo di ascoltare la voce del bambino che c'è dentro di voi, scopritelo, svegliatelo e fate come vi dice.
così sarete invisibili.
buona estate.

scritto da barbuti alle 8:32:00 PM

Bologna 12 Novembre 2005

bob dylan

un altro motivo per aspettare l'autunno..

scritto da barbuti alle 5:40:00 PM

esplosioni e colori in cielo.
mille rumori nel buio e i fuochi che ti arrivano direttamente negli occhi,
mentre l'alcool ti arriva direttamente nel cervello.
e lanci verso le stelle i tuoi sogni.
spari nella notte le tue speranze.
credi di poter raggiungere con un solo sguardo quello che hai sempre desiderato.
per un attimo lo senti tuo.
ma poi un minuto dopo ti accorgi che è solo una sagra di paese,
i miei occhi non parlano più.
e buonanotte al secchio.

scritto da barbuti alle 12:32:00 AM

lunedì, luglio 25, 2005

profumo di rose.
l'inebriante sensazione di essere più leggeri della brezza che soffia
dal mare aperto.
il tramonto alle spalle ti rassicura come una coperta d'inverno
e senti la musica sotto la pelle.
la sabbia è fresca, umida.
un fiore, un sorriso, e quello che sognavi un attimo dopo non c'è più.

scritto da barbuti alle 7:57:00 PM

giovedì, luglio 21, 2005

beata solitudo
sola beatitudo mea

scritto da barbuti alle 10:19:00 AM

giugno a parigi - un mese dopo
(parte seconda)


la mattina in rue de belleville i bar prendono forma,
diventano la casa per chi esce di casa.
o per chi una casa non ce l'ha.
il bar è l'unico posto dove le razze non esistono,
dove le religioni pregano tutte un solo dio, l'oblio.
tutti si conoscono, tutti si salutano, tutti si guardano.
i cinesi tornano ad essere a pechino, nel loro angolo.
madame isabelle saluta quasi tutti i passanti,
invitandoli ad entrare.
c'è chi declina con un sorriso,
chi si permette un caffè,
chi è ancora ubriaco dalla sera prima e magari sogna
di visitare venezia.
e centinaia di cinesi come formiche trasportano sacchi di grano
da un vicolo all'altro,
trasferiscono i loro umori e i loro sogni da un quartiere
ad un altro.
un africano spinge un carrello insieme ad un colombiano.
un francese legge il giornale in macchina.
io bevo il mio caffè e guardo i palazzi riflessi sul tavolino
del bar.
madame isabelle non sa che la chiamo così.
madame isabelle non sa che la amo così.

scritto da barbuti alle 1:04:00 AM

lunedì, luglio 18, 2005

giugno a parigi - un mese dopo

metro de pont neuf.
mi butto dentro al vagone di corsa.
il caldo è insopportabile i finestrini sono tutti chiusi.
davanti a me lui la guarda insistentemente, cerca risposte, cerca di farla sorridere.
lei è stanca,
della giornata, del suo lavoro,
o forse e solo stanca di lui.
si guarda i piedi, si morde le unghie,
mi guarda.
lui si volta mentre il vagone arriva a chatelet.
lei è malinconica e scuote la testa,
insieme ai suoi capelli lisci e castani,
insieme ai suoi occhi neri.
è triste.
vorrei prenderla per mano e scendere alla prossima fermata, salire in superficie
a respirare, a correre per le strade tenendosi per mano,
nasconderla sotto un portone.
dopotutto siamo a parigi, perchè non farlo?
e allora seguimi,
stringimi la mano forte e non aver paura.
appena le porte della metro si aprono corri più veloce che puoi.
stammi vicina e ti porto lontano.
dalla tua malinconia,
dalla tua tristezza, dalla tua noia.
e anche dalla tua felicità, per un pò assaporerai la mia.
eccoci, sei pronta?
3..2..1.. fuori!
comincio a correre verso l'uscita, col cuore che batte a mille,
con i suoni che percepisco appena e le immagini che mi scorrono davanti:
SORTIE...
BELLEVILLE...
BOULANGERIE...
CHERIE...
TELEPHONE...
TAIWAN...
corri! corri!
eccoci fuori finalmente..
che corsa..
mi volto e non ci sei.
mi volto e ricomincio a camminare, lentamente.
con il cuore che si calma e ritorna al suo posto.

scritto da barbuti alle 5:15:00 PM

domenica, luglio 17, 2005

crescere significa arrendersi.

scritto da barbuti alle 11:02:00 AM

sabato, luglio 16, 2005

da piccolo mi sdraiavo per terra dovunque fossi e dovunque
ci fossero strisce di formiche che andavano avanti e indietro.
avanti e indietro.
correvano velocissime, portando notizie, sbrigando affari.
e ogni tanto si baciavano.
mentre correvano, si fermavano un secondo o massimo due, un bacio e poi ripartivano.
potevano passare delle ore, io restavo li ad osservarle.
Freedom is just another word for nothing left to lose,
Nothing don’t mean nothing honey if it ain’t free, now now.
ed io ero libero.
lo sono ancora per certi versi.
più di quanto si possa pensare di esserlo.
con l'unico rammarico di non aver mai imparato a suonare la
chitarra.

scritto da barbuti alle 10:03:00 AM

giovedì, luglio 14, 2005

14 Luglio 2005.

37 anni di matrimonio.
tre figli.
un nipote.
un amore.

scritto da barbuti alle 12:34:00 PM

non serve a niente essere forti.
almeno fino al momento in cui non devi usare davvero
quella forza che ti sei costruito giorno dopo giorno, notte
dopo notte.
prima non serve a niente.
basta una parola in mezzo alla gente
e il respiro sparisce, l'aria nei polmoni non entra più.
ti gira la testa e i tuoi occhi tornano indietro.
e di conseguenza tutta quella forza svanisce.
e si ricomincia da capo.
ma non ne ho voglia.
no ho nessuna voglia.
volevo solo la sabbia sotto i piedi, il sole,
la luna.
e adesso dovrò combattere.
con le spade, le frecce, gli scudi..
dovrò cercare un nascondiglio sicuro,
perchè io non sono mai stato un soldato d'assalto.
ho sempre preferito combattere nelle retrovie, dove puoi studiare e osservare il nemico.
finchè è nemico.
il problema è quando il nemico lo ami.

scritto da barbuti alle 12:00:00 AM

martedì, luglio 12, 2005

Fresca era l'aria di giugno
e la notte sentiva l'estate arrivar
Tequila, Mariachi e Sangria
la fiesta invitava a bere e a ballar
lui curvo e curioso taceva
una storia d'amore cercava
guardava le donne degli altri
parlare e danzare

e quando la notte è ormai morta
gli uccelli sono soliti il giorno annunciar
le coppie abbracciate son prime
a lasciare la fiesta per andarsi ad amar
la pista ormai vuota restava
lui stanco e sudato aspettava
lei per scherzo girò la sua gonna
e si mise a danzar

lei aveva occhi tristi e beveva
volteggiava e rideva ma pareva soffrir
lui parlava stringeva ballava
guardava quegli occhi e provava a capir
e disse son zoppo per amore
la donna mia m'ha spezzato il cuore
lei disse il cuore del mio amore
non batterà mai più

e dopo al profumo dei fossi
a lui parve in quegli occhi potere veder
lo stesso dolore che spezza le vene
che lascia sfiniti la sera
la luna altre stelle pregava
che l'alba imperiosa cacciava
lei raccolse la gonna spaziosa
e ormai persa ogni cosa
presto lo seguì

piangendo urlando e godendo
quella notte lei con lui si unì
spingendo, temendo e abbracciando quella notte
lui con lei capì
che non era avvizzito il suo cuore
e già dolce suonava il suo nome
sciolse il suo voto d'amore
e a lei si donò

poi d'estate bevendo e scherzando
una nuova stagione a lui parve venir
lui parlava inventava giocava
lei a volte ascoltava e si pareva divertir
ma giunta che era la sera
girata nel letto piangeva
pregava potere dal suo amore
riuscire a ritornar

e un giorno al profumo dei fossi
lui invano aspettò di vederla arrivar
scendeva ormai il buio e trovava
soltanto la rabbia e il silenzio di sera
la luna altre stelle pregava
che l'alba imperiosa cacciava
restava l'angoscia soltanto
e il feroce rimpianto
per non vederla ritornar

il treno è un lampo infuocato
se si guarda impazziti il convoglio venir
un momento, un pensiero affannato
e la vita è rapita senza altro soffrir
la poteron riconoscere soltanto
dagli anelli bagnati dal suo pianto
il pianto di quell'ultimo suo amore
dovuto abbandonar

lui non disse una sola parola
no, non dalla sua gola un sospiro fuggì
i gendarmi son bruschi nei modi
se da questi episodi non han da ricavar
così resto solo a ricordare
il liquore pareva mai finire
e dentro quel vetro rivide
una notte d'amor

quando dopo al profumo dei fossi
a lui parve in quegli occhi potere veder
lo stesso dolore che spezza le vene
che lascia sfiniti la sera
la luna altre stelle pregava
che l'alba imperiosa cacciava
a lui restò solo il rancore
per quel breve suo amore
che mai dimenticò

scritto da barbuti alle 5:23:00 PM

La notte dormirono fra le bianche lenzuola che sapevano di aria mattutina;
la finestra era spalancata e l'uomo guardò per molto tempo la luna.
Era luglio, poi venne agosto,
e così passò l'estate..

scritto da barbuti alle 1:03:00 AM

lunedì, luglio 11, 2005

a testa in giu sugli scogli caldi
ad osservare i granchi che mangiano i pezzettini di pane che gli do.
sono gentili,
staccano educatamente le briciole e con le chele le portano
alla bocca.
assaporano e poi buttano giu.
e ringraziano dopo mangiato.
di sicuro pensano "guarda questo strano animale a testa in giu".

scritto da barbuti alle 10:32:00 AM

 
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