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dimenticavo. non scriverò più qui. ai più intimi comunicherò quanto devono sapere. per gli altri so che forse, e dico forse, sarà un dispiacere, ma come mi avete trovato una volta magari mi troverete di nuovo. grazie a chi mi ha tenuto compagnia anche solo mandandomi messaggi, e mail, commenti. a tutti quelli che hanno ispirato i miei post e a tutti quelli che erano nascosti dietro racconti o immagini della mia fantasia. tutti voi siete stati parte della mia vita qui dentro e là fuori. continuerete ad esserlo se vorrete. vabbeh troppe parole.
martedì, febbraio 26, 2002 3...2...1... via
giovedì, luglio 28, 2005 1...2...3... stop.
scritto da barbuti alle 12:12:00 AM
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mercoledì, luglio 27, 2005 |
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pian pianino. comincia l'estate dei divertimenti pazzi. delle corse alle conquiste. delle discoteche e delle feste in spiaggia. comincia per me un'estate diversa, più libera, più lunga. e forse anche più malinconica. domani parto. e non so di preciso quando tornerò. di sicuro quando mi sarò annoiato abbastanza. come sempre ho fatto una lista di cose da portare dietro, essenziali e inutili. sarà essenziale il mio ipod, il mio quaderno e la mia penna. la mia macchina fotografica, i miei adesivi (anche se stanno per finire), 12 colori a matita. coltellino svizzero da mcgyver. di roba inutile che si trova nel mio zaino potrei averne a miliardi. due buste di plastica, un laccio blu e uno rosso, un contenitore vuoto per rullini fotografici. una scatolina di metallo nera. un dado verde. un fischietto arrancione. etc etc. ma anche quest'anno avrei una lista di cose che vorrei fare prima di partire, una lista di vorrei che non è così facile tramutare in realtà. e che forse non saranno più realtà. allora li coloro un pò e diventano dei chissà, un pò più dolci. e allora ciao, ciao perchè adesso ho fame e vado a mangiare prima di uscire con gli altri, ciao perchè ho caldo, ciao perchè mi bruciano un pò gli occhi e non posso stare molto davanti al monitor. ciao perchè se resto qui penso troppo. e ciao perchè non ho la forza di dirtelo di persona. per tutti quelli che restano lascio un abbraccio e un pensiero, per tutti quelli che partono sogno la serenità e la curiosità che caratterizza un viaggio. a tutti quelli che non sanno ancora se restare o partire dico solo di ascoltare la voce del bambino che c'è dentro di voi, scopritelo, svegliatelo e fate come vi dice. così sarete invisibili. buona estate.
scritto da barbuti alle 8:32:00 PM
Bologna 12 Novembre 2005

un altro motivo per aspettare l'autunno..
scritto da barbuti alle 5:40:00 PM
esplosioni e colori in cielo. mille rumori nel buio e i fuochi che ti arrivano direttamente negli occhi, mentre l'alcool ti arriva direttamente nel cervello. e lanci verso le stelle i tuoi sogni. spari nella notte le tue speranze. credi di poter raggiungere con un solo sguardo quello che hai sempre desiderato. per un attimo lo senti tuo. ma poi un minuto dopo ti accorgi che è solo una sagra di paese, i miei occhi non parlano più. e buonanotte al secchio.
scritto da barbuti alle 12:32:00 AM
profumo di rose. l'inebriante sensazione di essere più leggeri della brezza che soffia dal mare aperto. il tramonto alle spalle ti rassicura come una coperta d'inverno e senti la musica sotto la pelle. la sabbia è fresca, umida. un fiore, un sorriso, e quello che sognavi un attimo dopo non c'è più.
scritto da barbuti alle 7:57:00 PM
beata solitudo sola beatitudo mea
scritto da barbuti alle 10:19:00 AM
giugno a parigi - un mese dopo (parte seconda)
la mattina in rue de belleville i bar prendono forma, diventano la casa per chi esce di casa. o per chi una casa non ce l'ha. il bar è l'unico posto dove le razze non esistono, dove le religioni pregano tutte un solo dio, l'oblio. tutti si conoscono, tutti si salutano, tutti si guardano. i cinesi tornano ad essere a pechino, nel loro angolo. madame isabelle saluta quasi tutti i passanti, invitandoli ad entrare. c'è chi declina con un sorriso, chi si permette un caffè, chi è ancora ubriaco dalla sera prima e magari sogna di visitare venezia. e centinaia di cinesi come formiche trasportano sacchi di grano da un vicolo all'altro, trasferiscono i loro umori e i loro sogni da un quartiere ad un altro. un africano spinge un carrello insieme ad un colombiano. un francese legge il giornale in macchina. io bevo il mio caffè e guardo i palazzi riflessi sul tavolino del bar. madame isabelle non sa che la chiamo così. madame isabelle non sa che la amo così.
scritto da barbuti alle 1:04:00 AM
giugno a parigi - un mese dopo
metro de pont neuf. mi butto dentro al vagone di corsa. il caldo è insopportabile i finestrini sono tutti chiusi. davanti a me lui la guarda insistentemente, cerca risposte, cerca di farla sorridere. lei è stanca, della giornata, del suo lavoro, o forse e solo stanca di lui. si guarda i piedi, si morde le unghie, mi guarda. lui si volta mentre il vagone arriva a chatelet. lei è malinconica e scuote la testa, insieme ai suoi capelli lisci e castani, insieme ai suoi occhi neri. è triste. vorrei prenderla per mano e scendere alla prossima fermata, salire in superficie a respirare, a correre per le strade tenendosi per mano, nasconderla sotto un portone. dopotutto siamo a parigi, perchè non farlo? e allora seguimi, stringimi la mano forte e non aver paura. appena le porte della metro si aprono corri più veloce che puoi. stammi vicina e ti porto lontano. dalla tua malinconia, dalla tua tristezza, dalla tua noia. e anche dalla tua felicità, per un pò assaporerai la mia. eccoci, sei pronta? 3..2..1.. fuori! comincio a correre verso l'uscita, col cuore che batte a mille, con i suoni che percepisco appena e le immagini che mi scorrono davanti: SORTIE... BELLEVILLE... BOULANGERIE... CHERIE... TELEPHONE... TAIWAN... corri! corri! eccoci fuori finalmente.. che corsa.. mi volto e non ci sei. mi volto e ricomincio a camminare, lentamente. con il cuore che si calma e ritorna al suo posto.
scritto da barbuti alle 5:15:00 PM
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domenica, luglio 17, 2005 |
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crescere significa arrendersi.
scritto da barbuti alle 11:02:00 AM
da piccolo mi sdraiavo per terra dovunque fossi e dovunque ci fossero strisce di formiche che andavano avanti e indietro. avanti e indietro. correvano velocissime, portando notizie, sbrigando affari. e ogni tanto si baciavano. mentre correvano, si fermavano un secondo o massimo due, un bacio e poi ripartivano. potevano passare delle ore, io restavo li ad osservarle. Freedom is just another word for nothing left to lose, Nothing don’t mean nothing honey if it ain’t free, now now. ed io ero libero. lo sono ancora per certi versi. più di quanto si possa pensare di esserlo. con l'unico rammarico di non aver mai imparato a suonare la chitarra.
scritto da barbuti alle 10:03:00 AM
14 Luglio 2005.
37 anni di matrimonio. tre figli. un nipote. un amore.
scritto da barbuti alle 12:34:00 PM
non serve a niente essere forti. almeno fino al momento in cui non devi usare davvero quella forza che ti sei costruito giorno dopo giorno, notte dopo notte. prima non serve a niente. basta una parola in mezzo alla gente e il respiro sparisce, l'aria nei polmoni non entra più. ti gira la testa e i tuoi occhi tornano indietro. e di conseguenza tutta quella forza svanisce. e si ricomincia da capo. ma non ne ho voglia. no ho nessuna voglia. volevo solo la sabbia sotto i piedi, il sole, la luna. e adesso dovrò combattere. con le spade, le frecce, gli scudi.. dovrò cercare un nascondiglio sicuro, perchè io non sono mai stato un soldato d'assalto. ho sempre preferito combattere nelle retrovie, dove puoi studiare e osservare il nemico. finchè è nemico. il problema è quando il nemico lo ami.
scritto da barbuti alle 12:00:00 AM
Fresca era l'aria di giugno e la notte sentiva l'estate arrivar Tequila, Mariachi e Sangria la fiesta invitava a bere e a ballar lui curvo e curioso taceva una storia d'amore cercava guardava le donne degli altri parlare e danzare
e quando la notte è ormai morta gli uccelli sono soliti il giorno annunciar le coppie abbracciate son prime a lasciare la fiesta per andarsi ad amar la pista ormai vuota restava lui stanco e sudato aspettava lei per scherzo girò la sua gonna e si mise a danzar
lei aveva occhi tristi e beveva volteggiava e rideva ma pareva soffrir lui parlava stringeva ballava guardava quegli occhi e provava a capir e disse son zoppo per amore la donna mia m'ha spezzato il cuore lei disse il cuore del mio amore non batterà mai più
e dopo al profumo dei fossi a lui parve in quegli occhi potere veder lo stesso dolore che spezza le vene che lascia sfiniti la sera la luna altre stelle pregava che l'alba imperiosa cacciava lei raccolse la gonna spaziosa e ormai persa ogni cosa presto lo seguì
piangendo urlando e godendo quella notte lei con lui si unì spingendo, temendo e abbracciando quella notte lui con lei capì che non era avvizzito il suo cuore e già dolce suonava il suo nome sciolse il suo voto d'amore e a lei si donò
poi d'estate bevendo e scherzando una nuova stagione a lui parve venir lui parlava inventava giocava lei a volte ascoltava e si pareva divertir ma giunta che era la sera girata nel letto piangeva pregava potere dal suo amore riuscire a ritornar
e un giorno al profumo dei fossi lui invano aspettò di vederla arrivar scendeva ormai il buio e trovava soltanto la rabbia e il silenzio di sera la luna altre stelle pregava che l'alba imperiosa cacciava restava l'angoscia soltanto e il feroce rimpianto per non vederla ritornar
il treno è un lampo infuocato se si guarda impazziti il convoglio venir un momento, un pensiero affannato e la vita è rapita senza altro soffrir la poteron riconoscere soltanto dagli anelli bagnati dal suo pianto il pianto di quell'ultimo suo amore dovuto abbandonar
lui non disse una sola parola no, non dalla sua gola un sospiro fuggì i gendarmi son bruschi nei modi se da questi episodi non han da ricavar così resto solo a ricordare il liquore pareva mai finire e dentro quel vetro rivide una notte d'amor
quando dopo al profumo dei fossi a lui parve in quegli occhi potere veder lo stesso dolore che spezza le vene che lascia sfiniti la sera la luna altre stelle pregava che l'alba imperiosa cacciava a lui restò solo il rancore per quel breve suo amore che mai dimenticò
scritto da barbuti alle 5:23:00 PM
La notte dormirono fra le bianche lenzuola che sapevano di aria mattutina; la finestra era spalancata e l'uomo guardò per molto tempo la luna. Era luglio, poi venne agosto, e così passò l'estate..
scritto da barbuti alle 1:03:00 AM
a testa in giu sugli scogli caldi ad osservare i granchi che mangiano i pezzettini di pane che gli do. sono gentili, staccano educatamente le briciole e con le chele le portano alla bocca. assaporano e poi buttano giu. e ringraziano dopo mangiato. di sicuro pensano "guarda questo strano animale a testa in giu".
scritto da barbuti alle 10:32:00 AM
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